[Sommario IA] Il “guazzabuglio” nasce dalla nostra interpretazione degli eventi, non dagli eventi stessi. Li sovrapponiamo a giudizi e significati preesistenti, creando aspettative e desideri che spesso vengono disattese.
La vera logica della vita è l’impermanenza: tutto nasce e muore. Il problema sorge quando cerchiamo spiegazioni e connessioni forzate tra gli eventi, secondo i nostri parametri mentali.
Il nostro “ordine mentale” è una fragile sovrastruttura che cerchiamo di imporre sulla realtà generando ansia e paure di fronte all’imprevedibilità della vita.
Il guazzabuglio è alimentato dal tentativo di controllare e manipolare la realtà, prolungando ciò che ci piace ed eliminando ciò che non ci piace.
La soluzione sta nell’osservare i meccanismi mentali che creano questo “guazzabuglio”, accettando l’impermanenza e la naturalezza del flusso della vita, piuttosto che cercare un ordine artificiale.
Fonte: Via della conoscenza, comunicazioni fondanti riviste e aggiornate nel 2024.
Un partecipante: Forse il guazzabuglio ha in sé la chiarezza.
Una voce: No, nel mondo mentale il guazzabuglio è guazzabuglio. Ma che cos’è il guazzabuglio?
Un partecipante: Sono fatti, avvenimenti.
Una voce: Sono fatti, accadimenti che in voi si traducono sempre in un interrogativo: “Perché?”, “Cosa significano?”; soltanto allora appare il guazzabuglio. Quando accade qualcosa che viene visto semplicemente come tale, quindi non connesso o paragonato ad altro, allora semplicemente nasce e poi muore, e la sua spiegazione è nel nascere e morire. Non ci sono altre spiegazioni per quel nascere e morire: non è stato mandato per qualche motivo che vi riguarda e nemmeno vi serve a trasformarvi e progredire. È semplicemente un fatto che nasce e muore. E allora, c’è una logica che pone un ordine nei fatti che accadono?
Un partecipante: Forse non c’è una logica.
Una voce: L’unica logica è che un fatto nasce e muore, appare e scompare, si presenta e poi va. Dura quanto? Non importa quanto, se si sa che dura per quel lasso di tempo che lo porta a morire. Si collega ad altri fatti? No, la connessione si crea nella vostra struttura mentale: quando appaiono dei fatti che vi eccitano, allora volete una risposta e li comparate con altri, sovrapponendo giudizi ed etichette e dando loro un vostro significato.
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Stiamo dicendo che, ciò che accade, appare e poi scompare e la logica che lo presiede è quella dell’impermanenza, che è la naturalità dello scorrere della vita. Per voi è logico spiegarvi i fatti alla luce dei parametri che avete creato, delle pretese e delle modalità di utilizzo, non capendo che è questo che crea il guazzabuglio; quindi non lo crea lo scorrere dei fatti, ma la logica custodita nella vostra mente che chiede ai fatti spiegazioni e significati rispetto a vecchi parametri e continue pretese.
[→uma] “La logica che lo presiede è quella dell’impermanenza, che è la naturalità dello scorrere della vita”: questo è lo sguardo del contemplativo per il quale così è la vita, non altro. Vale anche per chi contemplativo non è? Ho dei seri dubbi: il divenire è quello che la Via della Conoscenza dice ma anche l’umano è quello che è, generando lui stesso il divenire con quelle caratteristiche e continuando a generarlo finché in lui non si afferma la disposizione contemplativa.
L’umano genera quel divenire perché è un incapace educato da incapace, o perché quello è il meccanismo proprio del divenire stesso, meccanismo al quale l’umano non riesce a sottrarsi finché altro non sorge in lui? [/uma]
Il guazzabuglio prende forma proprio a partire dal conflitto tra le vostre domande – piene di aspettative, speranze, progetti, desideri, scommesse – e i fatti che, nascendo e inesorabilmente morendo, provocano in voi sia disagio che delusione perché vi disattendono sempre. Dunque, il guazzabuglio è figlio dell’illogicità che usate per misurare, col metro dei vostri significati, il naturale succedersi dei fatti, che ha una sua ferma logica, e cioè che tutto ciò che accade non può che nascere e morire.
[→uma] “Il naturale succedersi dei fatti”: si ripresenta qui un tema annoso già affrontato altrove, sembra che i fatti accadano non si sa per quale ragione, viene cioè elusa la questione di chi genera la realtà personale, se essa accade per moto proprio o se è generata dal soggetto percepente e creatore.
Se accade per moto proprio, con l’unica logica di sorgere e scomparire, allora l’umano è totalmente in balia degli eventi e può operare solo come la Via della Conoscenza suggerisce, ma se la realtà esiste perché è dall’umano creata in relazione al sentire che lo sostiene, allora non è più sufficiente non alimentare il guazzabuglio, è opportuno chiedersi perché è stato generato, quali sono le cause nell’intimo del generante.
Per risolvere la questione, nel Sentiero contemplativo abbiamo sviluppato la disposizione allo sguardo simultaneo di due piani di realtà altrimenti inconciliabili:
– osservare la realtà nell’ottica del divenire e interpretarla secondo la logica evolutiva;
– contemplare i fatti secondo la logica dell’Essere, del Ciò-che-È. [/uma]
Causa del vostro guazzabuglio interno sono tutti quei fatti che incrociate e connettete con altri, giudicandoli incoerenti sia fra di loro, che con le vostre aspettative. Se vi sembrano coerenti e se riuscite a darvene una spiegazione soddisfacente, allora li etichettate come ordine e chiarezza. Perché il guazzabuglio si presenta quando qualcuno si chiede come agire di conseguenza a un fatto che ha in sé parametri che lui ritiene contraddittori, perché la vita presenta una logica che è illogica per ciascuno di voi. Ma nella vostra struttura mentale come si evidenzia qualcosa di illogico? Dipende dal giudizio che ne date: se può servirvi e vi è utile nel percorso evolutivo, viene giudicato come positivo, altrimenti diventa negativo.
La vita è nascita e morte di tutti i fatti che presenta, privi di qualunque motivazione accettabile per i vostri scopi; ecco perché, nel vostro mondo mentale, essi subiscono un processo di trasformazione per chiamare in campo quella motivazione che possa soddisfarvi. Nonostante questo, anche la trasformazione diventa un guazzabuglio dentro di voi, perché il guazzabuglio fa parte di quello che considerate il vostro ordine, che è una fragile sovrastruttura che ponete sulla vita, pensando così di difendervi da quel guazzabuglio che è dentro di voi.
L’ordine, che è nella vita, non è riferibile a qualcosa che possa servirvi o non servirvi, essere accettabile o non accettabile, ma è il succedersi di fatti che nascono e che poi muoiono davvero. Quando nasce un fatto, non è meno o più importante di altri fatti che, pur morendo, sono rimasti dentro di voi come ricordo e come nostalgia che colora il ricordo. E nonostante il fatto sia morto, è proprio nel trascinarlo dentro di voi che produce e sviluppa il guazzabuglio.
Ma com’è possibile riconoscere l’ordine naturale della vita se, nel momento in cui si presenta un accadimento, lo riempite di motivi e interpretazioni che danno il via al guazzabuglio che è già dentro di voi? È possibile osservando ciò che operate nella vostra mente, trasformando la semplicità di ciò che c’è in qualcosa che non c’è. Stiamo dicendo che ognuno di voi si costruisce un mondo che non esiste, che poi genera e fa aumentare l’idea che fuori di voi ci sia un guazzabuglio da cui difendersi.
La mente, resa struttura, è uno strumento che non può che creare immagini illusorie che poi vivete come realtà, e così vi trovate immersi nei tanti “problemi” che non esistono, ma che generano paure e tensioni che attribuite a ciò che è esterno a voi. Voi siete tesi a prolungare quello che vi piace e far sparire quello che non vi piace, difendendovi dalla vita e da tutto ciò che temete come imprevedibile e non-governabile.
Nel percorso interiore, pensando che la mente sia la causa di tutti i vostri mali, diventate attenti ai meccanismi che si ripetono, sforzandovi di superarli, e non accorgendovi di continuare a operare da protagonisti di un miglioramento che riguarda voi. È nel fascino per il gioco che quegli sforzi si placano.
Non mi convince questa storia del guazzabuglio.
Le guide dicono che ogni fatto ci riguarda. È utile alle nostre comprensioni. Qui si afferma esattamente il contrario.
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