Inmo, Dōgen: il maestro e lo scacco del discepolo 9

Per esempio, stando a come stanno le cose 57, anche se germogliano i [nuovi] rami, «nella terra di Buddha nelle dieci direzioni non vi è che un unico veicolo del vero» 58. Per esempio, stando a come le cose stanno 59, anche se le foglie cadono, «la verità abita nel posto della verità, la vera forma del mondo abita nella normalità» 60. Siccome “questa è già la cosa che è proprio così” è esserci sapienza e non sapienza 61, è il volto del sole e il volto della luna.*

Siccome è una persona proprio così, anche il 6° Patriarca ridesta la chiarezza. Infine si reca sul monte Obai e si prostra al maestro Zen Daiman, che lo alloggia nei locali degli assistenti. Di notte brilla il riso per otto brevi mesi, e una volta a notte fonda Daiman stesso in segreto si reca nella stanza del riso e chiede al 6° Patriarca: «Non è ancora bianco il riso?».
Il 6° Patriarca risponde: «È bianco, ma non c’è ancora il passaggio al vaglio».**
Allora Daiman colpisce tre volte il mortaio, e il 6° Patriarca tre volte scuote il riso che è nel setaccio. Questo momento è quello in cui la via del maestro e la via del discepolo si incontrano. Non lo sanno da se stessi, e neppure è a conoscenza di altri, ma la trasmissione della vera norma e la trasmissione dell’abito in verità accadono nel preciso esatto momento che è proprio così? 62.

57 Quando le cose sono proprio così (inmo).
58 Altro verso del Sutra del Loto.
59 Vedi nota 57.
60 Altro verso del Sutra del Loto.
61 “ U chi—Mu chi.
62 Trasmissione della vera norma (hō —dharma) e dell’abito (da intendersi qui, come nel precedente esempio della perla, più come atteggiamento concreto nei confronti della vita — habitus — che non come stola monastica) non dipendono dai calcoli e dalle valutazioni umane: avvengono, anche forse all’insaputa degli attori.

[Tollini traduce] Stanti le cose così come sono, spuntano i rami [degli alberi], e “nella terra del buddha delle dieci direzioni, c’è solo un veicolo del Dharma”. Stanti le cose così come sono, le foglie cadono e “il Dharma dimora nel posto del Dharma e l’aspetto del mondo costantemente non muta”. Poiché esso è già così com’è, è la saggezza ed è la non saggezza, è la faccia del sole e la faccia della luna.

Poiché è una persona così com’è, il Sesto patriarca è un illuminato. Egli alla fine si recò sul monte Ôbai e si prostrò al maestro zen Daiman, che lo alloggiò nella residenza degli inservienti. Giorno e notte si dedicava alla spulatura del riso per appena otto mesi, e una notte, quando era diventato scuro, Daiman si recò personalmente in segreto nella stanza della spulatura e disse al Sesto patriarca: “il riso è diventato bianco o non ancora?”.
E il Sesto patriarca disse: “è bianco, ma non è ancora setacciato”.
Daiman usando il bastone come pestello, dà tre colpi [nel mortaio] e il Sesto patriarca per tre volte scuote il setaccio in cui vi era il riso. Si dice che questo sia stato il momento in cui le Vie di maestro e discepolo si sono incontrate. Essi stessi non si resero conto di questo e anche se neppure gli altri lo hanno capito, la trasmissione del Dharma e la trasmissione della veste è avvenuta proprio in quel preciso momento.

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