Fonte: Eihei Dogen, Inmo, Proprio così, traduzione dall’originale giapponese di Jiso Forzani.
Quando il curatore lo ritiene necessario, vengono anche utilizzati frammenti della traduzione di Aldo Tollini così come compaiono nel suo Buddha e natura di Buddha nello Shobogenzo, Ubaldini editore. Dalla redazione del Tollini viene preso anche un brano dell’introduzione e la suddivisione in paragrafi che in Forzani non compaiono.
Per esempio, stando a come stanno le cose 57, anche se germogliano i [nuovi] rami, «nella terra di Buddha nelle dieci direzioni non vi è che un unico veicolo del vero» 58. Per esempio, stando a come le cose stanno 59, anche se le foglie cadono, «la verità abita nel posto della verità, la vera forma del mondo abita nella normalità» 60. Siccome “questa è già la cosa che è proprio così” è esserci sapienza e non sapienza 61, è il volto del sole e il volto della luna.*
*Anche se tutto diviene, il Ciò-che-È è il Ciò-che-È, che sia la verità o le comuni forme del mondo. Lo “sguardo” del Ciò-che-È copre/abbraccia/contempla lo stato di sapienza e di non sapienza, di sole e di luna: aldilà dell’apparire illusorio del divenire, tutto è Ciò-che-È.
Il sentire – Ciò-che-È – coglie l’Essere in ogni divenire.
Siccome è una persona proprio così, anche il 6° Patriarca ridesta la chiarezza. Infine si reca sul monte Obai e si prostra al maestro Zen Daiman, che lo alloggia nei locali degli assistenti. Di notte brilla il riso per otto brevi mesi, e una volta a notte fonda Daiman stesso in segreto si reca nella stanza del riso e chiede al 6° Patriarca: «Non è ancora bianco il riso?».
Il 6° Patriarca risponde: «È bianco, ma non c’è ancora il passaggio al vaglio».**
Allora Daiman colpisce tre volte il mortaio, e il 6° Patriarca tre volte scuote il riso che è nel setaccio. Questo momento è quello in cui la via del maestro e la via del discepolo si incontrano. Non lo sanno da se stessi, e neppure è a conoscenza di altri, ma la trasmissione della vera norma e la trasmissione dell’abito in verità accadono nel preciso esatto momento che è proprio così? 62.
**“Di notte brilla il riso per otto brevi mesi, e una volta a notte fonda Daiman stesso in segreto si reca nella stanza del riso e chiede al 6° Patriarca: «Non è ancora bianco il riso?». Nell’intimità di sé e dei suoi processi (la notte), il sesto Patriarca plasma se stesso e il maestro – che gli va incontro – chiede: sei pronto? “C’è qualcosa che debbo ancora abbandonare”, risponde il futuro sesto Patriarca.
“Allora Daiman colpisce tre volte il mortaio, e il 6° Patriarca tre volte scuote il riso che è nel setaccio”. Una immagine che in realtà è un processo, i monaci del Sentiero sanno di cosa si parla perché sono stati mortaio colpito dai colpi dello scacco, e hanno vissuto in se stessi la crisi ripetuta che libera dalle scorie di sé.
Da otto mesi (un tempo precisato come breve vista la qualità del suo mettersi in gioco) il discepolo è totalmente dedito all’opera, nell’intimità di sé accoglie la visita del maestro che non lo consola, non disquisisce, accoglie la situazione del discepolo e lo conduce allo scacco: tre volte – un ritmo simbolico che indica un processo elaborato – lo scuote nelle fondamenta di ciò che non riesce ad abbandonare: qui è l’essenza del rapporto maestro-discepolo.
La tua stanza interiore è aperta, tu sei all’opera giorno e notte, senza sosta, e accogli lo scacco che ti svela e ti mette alla prova: è nello scacco dell’esperienza che perdi le scorie di te, il maestro è con te – comune è l’officina esistenziale – e non si sottrae, come tu accetti di esporti, di esserci senza riserva.
Questo è il rapporto che libera, la vera trasmissione fondata sull’intimità esistenziale dei processi dove ogni protagonista riconosce il necessario a sé di quel momento, e non teme di affrontarlo: in questo contesto avviene l’autentica alchimia trasformatrice.
57 Quando le cose sono proprio così (inmo).
58 Altro verso del Sutra del Loto.
59 Vedi nota 57.
60 Altro verso del Sutra del Loto.
61 “ U chi—Mu chi.
62 Trasmissione della vera norma (hō —dharma) e dell’abito (da intendersi qui, come nel precedente esempio della perla, più come atteggiamento concreto nei confronti della vita — habitus — che non come stola monastica) non dipendono dai calcoli e dalle valutazioni umane: avvengono, anche forse all’insaputa degli attori.
[Tollini traduce] Stanti le cose così come sono, spuntano i rami [degli alberi], e “nella terra del buddha delle dieci direzioni, c’è solo un veicolo del Dharma”. Stanti le cose così come sono, le foglie cadono e “il Dharma dimora nel posto del Dharma e l’aspetto del mondo costantemente non muta”. Poiché esso è già così com’è, è la saggezza ed è la non saggezza, è la faccia del sole e la faccia della luna.
Poiché è una persona così com’è, il Sesto patriarca è un illuminato. Egli alla fine si recò sul monte Ôbai e si prostrò al maestro zen Daiman, che lo alloggiò nella residenza degli inservienti. Giorno e notte si dedicava alla spulatura del riso per appena otto mesi, e una notte, quando era diventato scuro, Daiman si recò personalmente in segreto nella stanza della spulatura e disse al Sesto patriarca: “il riso è diventato bianco o non ancora?”.
E il Sesto patriarca disse: “è bianco, ma non è ancora setacciato”.
Daiman usando il bastone come pestello, dà tre colpi [nel mortaio] e il Sesto patriarca per tre volte scuote il setaccio in cui vi era il riso. Si dice che questo sia stato il momento in cui le Vie di maestro e discepolo si sono incontrate. Essi stessi non si resero conto di questo e anche se neppure gli altri lo hanno capito, la trasmissione del Dharma e la trasmissione della veste è avvenuta proprio in quel preciso momento.
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