Lo dico per chi segue le nozioni della conoscenza, lo dico per chi si dedica ai rotoli dei Sutra: c’è una sola cosa di cui tutti dobbiamo rallegrarci! È l’annuncio: il tutto che vive è natura autentica niente.
Chi non è arrivato all’esperienza di vedere, udire, percepire, conoscere come in ogni cosa del tutto che vive, la natura autentica è niente, ancora non vede, né ode, né percepisce, né conosce la natura autentica.
Sia nel cercare ardentemente di costruire Budda del sesto Patriarca, sia nel farglielo costruire del quinto Patriarca, non c’è altro intendimento, non c’è alcun pio sotterfugio. Semplicemente dice: Uomo delle cime del Sud, la natura autentica è niente. Sappi! Esprimere e ascoltare natura autentica niente, questa è la via maestra di costruire Budda. Perciò, ecco, nel momento in cui natura autentica niente è proprio quello che è, allora c’è costruire Budda. Chi ancora non vede e non ode natura autentica niente, né lo sa esprimere, costui ancora non mette in atto costruire Budda.
[→uma] “C’è una sola cosa di cui tutti dobbiamo rallegrarci! È l’annuncio: il tutto che vive è natura autentica niente.”
“Esprimere e ascoltare natura autentica niente, questa è la via maestra di costruire Budda”.
Dove inizia e finisce la Via: la vita cessa di essere una reazione a ciò che colpisce i sensi dei corpi transitori – in questa necessità di stimoli e reazioni risiede il legame profondo con il saṃsāra – e diviene un ascolto della natura autentica di ogni istante.
Non della natura autentica di questo o di quello, ma di uno stato di coscienza/sentire che è la natura autentica del Reale.
Pura contemplazione di uno stato d’Essere: la natura autentica può essere colta, esiste nell’esperienza, solo nel presente senza tempo e dunque trascende ogni divenire. Mentre il film scorre, l’Essenziale, la Radice ultima e unitaria di quanto accade viene sentita allo stesso modo di come sentiamo il pensiero che guida la mano che scrive.
In questo caso le scene scorrono e viene sentita, in prima istanza, l’intenzione/sentire che le muove ma, in seconda istanza, affiora un flash dalle profondità dell’Essere, oltre separazione e sequenzialità, che esprime la pienezza del Ciò-che-È.
- Ciò-che-È: l’Eterno-Essere-presente. Infinita Presenza, direbbe Kempis (CF77).
- Separazione (tra individualità e loro aggregati) e sequenzialità (del sentire, non nel tempo cronologico): la condizione dell’Essere-divenire propria del corpo akasico e delle aggregazioni successive del sentire e che si perde solo nella sintesi unitaria del Sentire Assoluto.
- Divenire e tempo: proprio del saṃsāra (separazione tra individui, evoluzione cronologica delle esperienze e delle comprensioni) [/uma]

I tre livelli della consapevolezza simultanea secondo l’esperienza nel Sentiero.
Fonte: Busshō. La natura autentica, di Eihei Doghen. A cura di Giuseppe Jiso Forzani. Edizioni EDB, Bologna, marzo 2000.
Nota del curatore
Lavorando sullo Shōbōgenzō di Dōgen e non volendo in alcun modo produrre una esegesi delle sue parole, la mia unica preoccupazione è: di fronte a questo concetto, a questa visione, a questo stato che Dōgen dichiara, io cosa provo, cosa sento? Sono capace di indagare il mio interiore nella sottigliezza di certi stati, e possiedo un linguaggio, dei simboli per trasmettere il provato/sentito?
Dōgen mi mette con le spalle al muro e, quando fatico per attraversare le nebbie del testo tradotto, il mio intento è quello di giungere a cosa sentiva lui, a quale sentire rimanda la sua parola, per compiere il percorso che dal suo simbolo mi conduce a ciò che sento. È nel sentire che lo incontro, passando attraverso le nebbie delle parole e dei concetti.
Il passo successivo è: posso osare trasmettere ciò che sento utilizzando il linguaggio simbolico che mi è proprio e che credo sia, in questo tempo, più universale di quello tramandatoci dagli antenati?
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