Via della conoscenza: impermanenza, disconnessione e sfilata 8

[Sommario IA] La vita è un flusso continuo di eventi, un divenire soggetto al tempo.
Tutto ciò che esiste porta l’impronta della vita, plasmato da uno sfondo indifferenziato.
La vita nel relativo è caratterizzata da impermanenza, nascita e morte, frammentandosi in esseri limitati.

La prospettiva offerta è quella di un umano che ha messo in crisi la sua visione della vita, riconoscendo la realtà senza preconcetti.
La vita nel relativo è una sintesi di continuità e frattura: la continuità è il susseguirsi dei frammenti, la frattura l’effimero delle presenze.
La “sfilata” è una metafora per comprendere la natura effimera e interconnessa delle singolarità che emergono e svaniscono dallo sfondo.
La disconnessione è riconoscere che pensieri, emozioni e azioni non appartengono all’individuo, ma sono eventi che lo attraversano, senza connessione intrinseca.

Fonte: Via della conoscenza, comunicazioni fondanti riviste e aggiornate nel 2024.

Una voce: La vita si presenta nei fatti che accadono: si aprono, si chiudono, si susseguono e sono la continuità del vivere, che è divenire. La vita, quindi, è continuità dello scorrere nel divenire ed è soggetta al tempo che scandisce lo scorrere; ma possiamo dire anche che la vita è accadere.

Partecipante: Quando avete spiegato l’approccio della sfilata, avete sostenuto che esiste uno sfondo che plasma ogni essere. Voi dite anche che lo sfondo plasma ciò che nasce e poi muore. A seconda di che cosa lo fa?

Una voce: Lo plasma, e basta. Questo vuol dire che ciò che si presenta porta l’impronta della vita, nient’altro.

Partecipante: Ma se lo sfondo plasma il divenire, plasma anche ciò che ognuno di noi incontra, e quindi la persona che si è incontrata stamattina è stata plasmata in un certo modo, mentre l’erba che abbiamo calpestato è stata plasmata in un altro modo. Io penso che a plasmare in tantissimi modi è la diversità di ciò che diviene.

Una voce: Tutto è vita, e quindi quello che sorge porta in sé il marchio della vita. Voi sapete che tutto quello che sorge dalla vita è in sé limitato e parziale, questo semplicemente perché è un aspetto o un frammento di vita soggetto al tempo. Nella realtà del divenire, tutto ciò in cui la vita si esprime ha una caratteristica di fondo, che è generale e che si esprime nelle tante forme e nelle tante singolarità – Tizio, un albero, un sasso – che sono indifferenziatamente in inter-relazione. La vita nel relativo è continuità di impermanenza, cioè continuità di nascita e di morte, perché essa scorre continuando a frammentarsi in tanti esseri, ciascuno dei quali inizia e termina il suo sfilare nel tempo che scorre.

Partecipante: Quello che affermate, però, è visto dall’ottica della vita e non della mente.

Una voce: Noi lo diciamo dal punto di vista di un umano in cui è entrata profondamente in crisi la propria visione della vita. Perché la vita semplicemente si presenta, e mai lo fa per proporre ad alcuno questa prospettiva. Accade che, nel momento in cui cadono a uno a uno i vecchi preconcetti, mai a opera di qualcuno, si riconosce la realtà già compiuta.

La via della Conoscenza mette in crisi la vostra abitudine di contrapporre due polarità e vi presenta la vita nel relativo come imprescindibile sintesi di continuità e di frattura, che voi interpretate come poli contrapposti. La continuità parla di tanti frammenti di vita che continuativamente si susseguono, mentre la frattura la si incontra nell’esprimersi delle tante, diverse presenze che nascono e muoiono, essendo effimero il marchio impresso dalla vita.

Nel relativo la vita scorre, mentre oltre il relativo tutto è immoto ed eternamente presente. Quindi, dicendo che la vita scorre, parliamo del naturale declinarsi di frattura e continuità nel divenire. Non stiamo parlando della continuità dell’essere, che è immobilità, ma di ciò che è spezzettato, disgiunto, segmentato o puntualizzato, così come lo è, visivamente, una retta formata da tanti punti.

Partecipante: Nel divenire, il frammentarsi è prodotto dal tempo?

Una voce: Parliamo del relativo che, non essendo totalità, è limitazione e parzialità. Voi umani che vivete nel divenire, e quindi avete una percezione temporale, non potete incontrare la vita se non attraverso i tanti fatti e le tante singolarità, cioè le molteplici diversità che si susseguono nel tempo, vale a dire che la incontrate attraverso i punti che vi nascondono la retta. Pertanto, per potervi spiegare il Divino a partire dal relativo, avete bisogno di inquadrarlo nel divenire attraverso il tempo e la limitatezza, poiché avete, come caratteristica naturale, una visione parziale che è delimitata da quei due elementi.

L’uomo guarda alla vita come se da essa potesse trarre l’insegnamento e la spinta per progredire nel suo cammino evolutivo, ma la vita non è maestra di nulla e non vi conduce verso nessuna meta spirituale; la vita è la negazione di mete e l’affermazione del qui e ora. Solo quando si viene affascinati da ciò che è, allora si incontra la forza che ha la vita di imporsi e di far morire il mondo “per voi” dove dominano consistenza e permanenza.

Si incontra la vita dove tutto sorge e tramonta, dove tutto è non-stabilità, non-differenziazione, non-persistenza, poiché si riconosce l’effimero e l’impermanenza. Però l’uomo sente il bisogno di dare consistenza a tutto quello che fa entrare nel suo mondo, e questo gli impedisce di riconoscere in ciò che accade l’effimero e l’impermanenza; arriva persino a trasformare in consistenza l’immagine che si è creato del Divino.

Avete prima parlato della sfilata[1], e quindi ora affrontiamo che cosa significa essere singolarità all’interno della sfilata, mettendolo a confronto con quello che secondo voi è singolarità. Quando voi dite che le singolarità esprimono le tante facce della vita, state solo distinguendo Tizio da Caio, il cane dal gatto, vale a dire solo delle diversità; questo perché non vi è possibile riconoscere le singolarità in ciò che le plasma, cioè la varietà e la vastità. 

Nella metafora della sfilata, si parla di singolarità, che sono le infinite fratture nella continuità dello scorrere, ognuna delle quali c’è e poi si eclissa, e ognuna delle quali, quando emerge dalla continuità, porta in sé le caratteristiche dello sfondo da cui fuoriesce. Nel mondo mentale, quando emerge un semplice fatto o un semplice essere, automaticamente viene equiparato a tutto quello che è ancora presente nei pensieri e nelle emozioni che trascinano la traccia di un passato già vissuto. Non è più una singolarità che si esprime per quel tanto di tempo che le è concesso, e poi via, poiché muore. Non muore in voi, se la trattenete e la interpretate, trasformandola in contenuto mentale, cioè in oggetto psichico. 

Anche lo scorrere della vita non è lo scorrere di cui parlate. È il quotidiano l’ambito in cui la vita scorre, ed è solo il momento presente l’occasione per entrare in relazione con i fatti che vi sfilano davanti, osservandoli nel loro esserci e poi sparire, perché solo così svelano il mistero che li caratterizza.

Non è possibile comprendere la metafora della sfilata senza comprendere la disconnessione che sempre è, dentro e fuori di voi. L’uomo è continuamente sollecitato da tutto ciò che sfila nel quotidiano, ma come posare su ogni presenza la medesima attenzione, senza creare delle differenze di importanza?  E ancora, come osservare la vita che scorre, senza fuoriuscire da essa applicando le solite etichette? 

Non si può assistere alla sfilata se non si riconosce la disconnessione, che è presente in tutto ciò che è vita, e senza affascinarsi dell’impermanenza che è in ogni essere vivente. Non è possibile interessarsi di ciò che c’è, se l’attenzione è puntata su ciò che manca, rendendo presente quello che non c’è. E non è possibile entrare in contatto con la semplicità di ogni fatto e di ogni presenza, se li si appesantisce con giudizi, paragoni ed etichette.

Partecipante: Io penso che noi fraintendiamo la metafora della sfilata, credendo che tutto quello che è sfilata non possa che essere buono e giusto, e che quindi sia tutto da accettare. Invece sfila anche ciò che non ci piace. 

Una voce: Nel quotidiano è sempre possibile dire dei no, oppure sottrarsi, ma riconoscendo la sfilata e sapendo che tutto ciò che sfila è assolutamente indifferenziato; questo non significa non fare delle scelte pratiche.

Partecipante: Bisogna distaccarsi da se stessi?

Una voce: La disconnessione non è un distacco da sé e non necessita di volontà o di darsi da fare per mettere in pratica quella “nuova meta” che chiamate disconnessione. La disconnessione è già dentro e fuori di voi e basta semplicemente riconoscerla, ma prima è necessario far nascere un dubbio sulle connessioni che create.

Disconnessione significa semplicemente che pensieri, emozioni e azioni non vi appartengono: sono fatti della vita che vi attraversano. Non sono né armonici, né non armonici: sono indifferenziati, come lo sono i fatti nella sfilata, poiché anch’essi sfilano dentro di voi. Voi li connettete insieme per dare credibilità e sostanza al vostro “io” illusorio. Ciò che sfila dentro e fuori di voi è disconnesso, nasce e muore, arriva e va, ma voi lo volete trascinare nei pensieri, non lasciandolo sfilare via. Perché rifiutate di essere un campo attraversato da emozioni e pensieri disconnessi, che arrivano e vanno: Il vostro “io” per sussistere ha bisogno di creare solidità e coerenza in tutto ciò che sfila.

Partecipante: Quindi dire disconnessione significa non connessione fra pensieri, parole ed emozioni?

Una voce: L’uomo ha bisogno di connettere per creare, e poi mantenere, una propria identità e, quando vive un’emozione, innanzitutto la giudica e poi va in cerca del pensiero o del fatto che l’ha prodotta; e anche quando compie un’azione la giudica e poi va in cerca di quello che è sottostante, motivandola attraverso il pensiero e l’emozione e facendo di tutto perché siano coerenti e connessi.

Non è possibile comprendere la sfilata senza incontrare la disconnessione di tutto ciò che, attraversando la vostra strada, esce da uno sfondo, si mostra e poi rientra dietro lo sfondo. Non è neanche possibile parlare di sfilata senza mettere in crisi il principio che governa dentro di voi qualunque pensiero, o emozione o azione, cioè quel principio che afferma che c’è sempre un agente, responsabile o meritevole, a cui attribuirli. Quindi non è possibile parlare di sfilata senza la totale messa in crisi della vostra struttura mentale.


[1] Che è solo una metafora usata dalla via della Conoscenza

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