Vangelo di Tommaso. Gesù disse: «Ama il tuo fratello come la tua anima. Custodiscilo come la pupilla del tuo occhio».
Paralleli con i sinottici a fondo pagina.
Ama il tuo fratello come la tua anima: nel Sentiero non parliamo di anima ma di coscienza e consideriamo che essa sia la sorgente di tutto ciò che viviamo.
La coscienza crea noi e la realtà, i vari gradi di sentire che la compongono e contraddistinguono altro non sono che aspetti del sentire assoluto.
Dunque la coscienza, nella illusoria frammentazione dell’Uno, non è che aspetto di Esso.
Amare l’anima non è una pratica che coinvolga il sentimento: è comprendere la sua natura e con questa, la natura dell’Assoluto.
Amare non è provare qualcosa affettivamente: è abbracciare nella comprensione l’incomprensibile alla ragione.
amore
L’operare gratuito, l’amore che non ci appartiene
“Invece se pur restando nel mondo, nella famiglia,
pur lavorando, compirà le sue azioni anonime,
insignificanti, dedicandole a Te;
se amerà e servirà di più i suoi cari
donando a Te quella vita apparentemente inutile;
se cercherà di pulire, abbellire, facilitare
la vita degli altri per amore a Te, o Signore,
allora sì che Ti mostrerai.”
(L’intero testo alla fine del post)
L’interesse per l’altro, l’amore oltre sé, la gratuità
Fai per l’altro senza aspettarti nulla in cambio;
non dare per ricevere;
sia il tuo interesse per l’altro qualcosa
che da solo basta per la tua felicità;
se davvero lo ami, sii vicino all’altro
qualunque cosa pensi o faccia,
perché il vero amore non ha bisogno
di essere corrisposto e,
quando tu ti aspetti di ricevere qualcosa,
allora stai attento a quello che pensi,
perché già lì potresti trovarti in faccia
al tuo egoismo mascherato d’amore.
Scifo
L’amore e il suo messaggero
Un genitore che va dai carabinieri e denuncia il proprio figlio tossico.
Un popolo, quello italiano, a cui va insegnata l’etica della responsabilità e della coerenza.
Due esempi che estraggono l’amore dal contesto astratto ed edulcorato in cui spesso lo confiniamo e lo fanno divenire piede di porco che scassina l’ordine mortifero di singoli e popoli.
Se affermo che un genitore deve sapere dire dei sì e dei no, tutti siamo d’accordo e comprendiamo anche che quei no sono atti d’amore quanto quei sì.
Se invece affermo che ha un senso la pressione dei popoli del nord sugli italiani e sui popoli mediterranei affinché gestiscano più responsabilmente i propri paesi, allora, probabilmente, il senso del mio ragionare si perde ed anche l’adesione ad esso.
Il sogno di un amore diffuso
Ciò che oggi prende forma e si realizza, è sempre stato lì.
Il bambino, il ragazzo,il giovane questo intuivano, a questo aspiravano, questo sentivano fosse il loro orizzonte, pur senza possedere una limpidezza di sguardo.
Quest’uomo, il cui calendario ha perduto molti fogli, vede e sente con chiarezza, comprende nella carne che il sogno è divenuto realtà diffusa che lo attraversa e percorre e costituisce ogni aspetto dell’essere e dell’esistere.
Famiglia, amore, relazione karmica
Famiglia, amore, relazione karmica. Dizionario del Cerchio Ifior
Mi sembra abbastanza evidente che la concezione di famiglia, così come era fino a poco tempo fa, all’interno della società di oggi non ha più molto senso; no? La famiglia ha troppe strade, ha troppe possibilità, troppe diversità; una volta tra padre e figlio c’era già un certo distacco, ma adesso tra padre e figlio il distacco è molto aumentato, perché la generazione non è più di 16, 17 o 18 anni ma a momenti è di 11 anni; no? E, quindi, con tutti gli elementi della società che cambiano così velocemente, con questa nuova tecnologia, è difficile che una famiglia possa restare veramente unita senza subire i colpi di questa diversità tra genitori e figli, per esempio.
Certamente l’errore che si fa è quello di voler a tutti i costi puntare il discorso sulla famiglia; certamente la famiglia sarebbe importante, è importante, ha avuto la sua importanza sia storica che reale nel corso della storia dell’uomo per creare la società, creare l’individuo, far crescere i figli, ma ora come ora forse si dovrebbe riuscire a passare a un concetto di famiglia un po’ diverso, a quella famiglia del futuro che era stata accennata, tanti e tanti anni fa, se non sbaglio da «papà» Moti in un messaggio sulla rivoluzione in cui parlava del nuovo mondo, quando i figli non saranno più figli miei o figli tuoi, o figli di quell’altro, ecc., ma saranno figli di tutti. A questo modo, un po’ alla volta si arriverà, si dovrebbe arrivare ad avere una famiglia allargata; ma non allargata nel senso sessuale come si intendeva fino a qualche anno fa, una famiglia allargata in senso di interiorità, per cui tutti sono genitori e tutti sono figli; e dove non arriva un genitore a capire uno dei figli, può arrivarci un altro a portare il suo aiuto, e aiutare quel figlio che non è compreso dall’altro genitore a comprendere qual è la cosa migliore da fare. E io credo che passare da questa unità cellulare di «famiglia» ad una famiglia pluricellulare sia un passaggio difficile, una traduzione difficile che porterà senza dubbio dei problemi ma che, un po’ alla volta, poi verrà – per forza di cose – accettata, inevitabilmente.
Messaggio esemplificativo (1)
“Che l’uomo non separi ciò che Dio ha unito» … Pensateci un attimo, figli nostri; è mai possibile che una figura come quella del Cristo possa avere proferito una frase così sconclusionata come questa?! In realtà, infatti, la frase originale era leggermente diversa; quel tanto di diversità che bastava a dare un senso più grande e più completo alla frase stessa e bastava a togliere la possibilità ad eventuali autoproclamatisi intermediari fra gli uomini e la divinità, toglie – dicevo – la possibilità a questi intermediari di speculare sui rapporti d’amore che si vanno ovviamente creando nel corso del fluire delle vite individuali all’interno della realtà fisica. Moti
Difatti, creature, l’originale frase del Cristo era leggermente diversa e diceva: «Nessun uomo può separare ciò che Dio ha unito».
Apparentemente, sembra che dica la stessa cosa; in realtà la differenza è molto sottile; infatti, con questa frase viene affermato che l’uomo, comunque sia, non ha la capacità di intervenire, di modificare, in quello che è il volere dell’Assoluto; che ciò che Dio ha creato per l’individuo, in realtà, esistendo per il bene stesso dell’individuo, non può essere lasciato in balia dei capricci o dei desideri o delle azioni di altri uomini; che, non essendo a conoscenza della vastità e della Realtà dell’Assoluto, non possono quindi avere la facoltà di modificare secondo il loro intendimento quello che la Volontà Divina ha messo in atto.
Noi, che per anni vi abbiamo parlato delle varie leggi dell’esistenza, della creazione della Realtà, possiamo subito pensare che la frase possa essere anche interpretata in un altro modo dal punto di vista filosofico, ovvero «nessun essere umano può separare ciò che la legge karmica ha unito»; che poi, alla fin fine, è sempre la stessa cosa! Però tenete presente, creature, che questo, alla fin fine, è un corollario di quello che noi vi diciamo quando affermiamo che i rapporti d’amore che create nel corso delle vostre esistenze sono per forza di cose eterni e indissolubili e restano scritti nell’Eterno Presente, nelle vostre coscienze, in maniera tale che ogni volta che nel corso del vostro continuo immergervi e uscire dalla materia all’interno del piano fisico essi saranno pronti a riallacciarsi, a ritrovare quel contatto d’amore quando vi troverete a condividere un altro periodo di esistenza assieme a coloro che avete amato in altre vite, nei momenti che trascorrete durante quella vita in corso.
Questi rapporti d’amore, creature, sono il substrato su cui si va tessendo, un po’ alla volta, lentamente ma con costanza, l’intero tappeto della coscienza della materia akasica di cui fate parte; sono le cellule, gli atomi, le monadi, i primi elementi coi quali mettete in comune la vostra capacità di amare e di essere amati; costituiscono quell’ordito di base che arriva a farci affermare che l’Archetipo Permanente più grande e importante, che in sé tutto racchiude e comprende, è l’archetipo dell’Amore, ma amore inteso come donazione di se stessi, amore inteso come capacità di dare agli altri senza aspettarsi di ricevere nient’altro in cambio; l’amore che, per esistere, basta a se stesso e non ha bisogno di null’altro; qualcosa di apparentemente così lontano dalla vostra qualità e dalla vostra essenza di oggi.
Eppure, creature, io so, io sono sicuro, io sono certo che dentro di voi quell’Amore già esiste e vi manca soltanto la capacità di riuscire ad accettarlo; perché vedete, creature, è facile dire: «io amo, io ti amo» e via e via e via, ma le parole sono parole, possono nascondere altri mille significati al di là delle parole che vengono usate! In realtà, amare non è necessariamente dire delle parole, non è necessariamente essere sempre presenti, ma è invece, necessariamente, sentire al proprio interno la presenza della persona amata anche quando la persona amata magari non è più presente; essere certi che quel legame che si è costituito continua e vive perché si sente interiormente che non è stato spezzato neppure nel momento della morte; significa essere certi che, all’interno dell’archetipo dell’Amore, tutte le piccole e grandi storie d’amore che ogni individuo vive nel corso della sua vita sono lì, a testimonianza dell’ampliarsi, dell’ingrandirsi, del costituirsi dell’amore individuale di ognuno di voi in quell’Amore che tutto unisce, che tutto è, perché appartiene al Tutto. Scifo
1 La ricerca nell’ombra, pag. 125.
Dal volume del Cerchio Ifior, Dall’Uno all’Uno, Volume secondo, parte seconda, Edizione privata
Amicizia, amore, condivisione
Amicizia. Dizionario del Cerchio Ifior
Secondo le Guide il rapporto di amicizia non è altro che un rapporto d’amore nel quale solitamente (ma non sempre è veramente così) manca la componente dell’attrazione sessuale.
Ne consegue che la vera amicizia, per altro relativamente rara, è ben diversa da quella comunemente concepita secondo la quale viene etichetta come amico una persona di cui si ha una conoscenza e una frequentazione molto relativa e decisamente frammentaria.
Il vero rapporto d’amicizia (così come quello d’amore) si instaura quando si stabilisce con l’altra persona una forte condivisione di se stessi e si stabilisce un trasporto che neanche la lontananza fisica riesce ad annullare, facendo ritrovare il legame intatto ogni volta che le due persone «amiche» incrociano nuovamente le loro vite.
Messaggio esemplificativo (1)
“L’altra sera sono uscito con degli amici, sono andato alla festa della birra e tutti assieme abbiamo mangiato wurstel, bevuto birra in abbondanza; è stata una bellissima serata, veramente nel nome dell’amicizia.»
Questo è il concetto che avete solitamente dell’amicizia!
L’amicizia è una condizione di essere in cui si condivide con l’altro, o con gli altri, ciò che è al proprio interno, o ciò che gli altri hanno al loro interno.
Voi direte: «Bella scoperta!»; invece, se pensaste con un attimo più di attenzione, vi rendereste conto che non è così semplice come definizione; perché, quando voi usate questo termine «condividere» – che sembra un po’ all’ordine del giorno ultimamente nei nostri discorsi – intendete il condividere ciò che è bello, condividere le vostre gioie, le vostre felicità, i vostri raggiungimenti, le vostre soluzioni, e via e via e via e via, ma il senso che noi diamo alla parola «condivisione» è molto più ampio di questo: quando c’è amicizia con una persona, con questa persona si deve sentire di voler condividere i propri aspetti positivi e i propri aspetti negativi; voler condividere il proprio altruismo ma anche le proprie meschinità; e non soltanto, ma bisogna anche che vi sia la capacità di accettare la condivisione degli aspetti dell’altro, non può mai essere un’amicizia a senso unico; quella che è a senso unico non è amicizia.
L’amicizia, per il suo concetto essenziale, è sempre qualche cosa in cui interviene uno scambio tra esseri diversi. Certamente condividere le gioie degli altri può essere facile ma, molto spesso o quasi sempre, condividere i problemi degli altri è molto meno facile; altrettanto meno facile quanto è condividere i propri problemi.
Ora, dunque, se veramente volete mettervi in una condizione di amicizia, dovete imparare questa possibilità, questa volontà di condividere. Tutti gli esempi che avete fatto: il parlare con la persona in treno, il parlare col vicino, l’aiutare una persona per strada, e via e via e via, tutto questo non è amicizia; può essere altruismo, può essere cercare di fare qualche cosa per gli altri, ma non è amicizia.
Qualcuno tra voi – lo so già – dirà: «Ma quello che ha detto Scifo, alla fin fine, mi sembra che sia un mutuare la definizione di ‘amore’ e trasportarlo alla definizione di amicizia». Infatti, quando vi è amore vi deve essere condivisione, vi deve essere la disponibilità a condividere tutto quello che si ha; vero, creature? Io, a costo di stupirvi, vi dico che non è così. O meglio, per essere più preciso, non è necessario e indispensabile che sia così. La condizione d’amore non è qualcosa che necessariamente si condivide tra due persone, l’amore è qualcosa che appartiene alla persona che lo sente; quindi è possibile che una persona veramente ami un’altra persona senza condividere niente con l’altra.
Come può essere una situazione in cui non si condivide niente ma si ama molto? La persona che ama – come molte volte vi ha detto la sorella Viola – si trova in una condizione tale per cui l’amore basta a se stesso, non ha importanza quello che fa l’altra persona, quello che è, quello che dice, ma c’è questo sentire interiore di chi ama, tale per cui non ci si aspetta niente; si è pronti a donare tutto, qualsiasi cosa, se si viene richiesti, ma non ci si aspetta nulla in cambio; mentre invece la differenza importante col concetto di amicizia è che il rapporto d’amicizia è fatto sempre e comunque su un dare ed un avere. Per voler essere pessimisti, si potrebbe dire che è un rapporto di sfruttamento reciproco utile ad entrambe le persone, o ai componenti di un gruppo, che si dichiarano amici tra di loro.
Il mio discorso all’inizio, quando dicevo che siete andati alla festa della birra, a mangiare wurstel e a bere birra con gli amici, era per farvi capire che quella che voi chiamate amicizia è soltanto una cosa mentale, la maggior parte delle volte, è soltanto un atteggiamento, non è una cosa sentita. Scifo
1 Do ut des, vol. I, pag. 40 e segg.
Dal volume del Cerchio Ifior, Dall’Uno all’Uno, Volume secondo, parte seconda, Edizione privata
Amore, secondo il Cerchio Ifior
Amore. Dizionario del Cerchio Ifior
Concetto fondamentale dell’insegnamento etico: tutto si riconduce ad esso, anche quello che più sembra in contrasto con quello che l’uomo definisce «amore». L’errore più comune è quello di identificare solitamente l’amore con la sdolcinatezza, con il lassismo, con il sacrificarsi per gli altri. Secondo le Guide questa è una visione molto parziale di quello che è l’amore, in quanto chi ama deve saper essere e dare quello di cui gli altri (ma anche se stessi) hanno veramente bisogno. E questo non sempre significa essere dolci o doversi sacrificare per accontentare i desideri degli altri.
Messaggio esemplificativo
Avete mai amato davvero?
Riflettete attentamente, cercate di essere sinceri con voi stessi, poiché la chiarezza e la sincerità non sono mai stati così necessari come in questo caso.
Dal canto nostro per aiutarvi a chiarire questo punto, faremo alcune considerazioni, che poi voi – come siamo soliti dirvi – dovrete vagliare e decidere se accettare o rifiutare. Se dovessimo noi rispondere alla domanda che vi abbiamo posto, risponderemmo che sì, avete amato in passato, ma non è stato amore quello che provavate per i vostri genitori, non è stato amore quello che avete provato, in età più adulta, per altre persone, non è stato amore quello che dite attualmente di provare per chi vi sta a fianco o per i vostri figli.
C’è stato solo un breve periodo di vero amore in ogni uomo: i suoi primi attimi di vita. Moti
Osservate il neonato: egli esce nudo, indifeso, incapace di fare del male, incapace di operare una scelta, tanto che ama così istintivamente, inconsapevolmente, da lasciarsi cullare da chiunque lo prenda in braccio, abbandonandosi al sonno senza ansie, senza timori di alcun genere.
Subito dopo non ama più: contrariamente all’immagine stereotipata che si ha del bambino, questi non è l’angelo che l’ideale romantico descrive, non è l’essere che ama sempre spassionatamente e con sincerità. In realtà, invece, il bambino è l’essere più vicino all’immagine del demonio che esista: è tremendamente egoista, smodatamente interessato, eccezionalmente fazioso, implacabilmente crudele, sottilmente ipocrita, oltre ad essere apertamente lussurioso e dedito all’esibizionismo… anche se tutto ciò gli è necessario e non è certo il caso di fargliene una colpa proiettando, come spesso si è usi fare, su di lui i propri sensi di colpa o le proprie vergogne.
Ma come avviene che, dopo i primi momenti di vita, il bimbo non sa più amare veramente, non sa più essere imparziale nel concedere la sua fiducia e nell’accettare allo stesso modo tutto e tutti?
Accade semplicemente che – sotto le spinte delle sensazioni fisiologiche – nasce la prima larvata coscienza di essere un Io che deve affermarsi e che, per poterlo fare, deve continuare a vivere, deve allontanare quella sensazione di minaccia alla sua incolumità fisica che gli proviene dall’apparato digerente.
“È normale e naturale tutto ciò”, direte voi.
Infatti, così è. Non sto facendo un processo al bambino o al neonato, ma sto semplicemente constatando il meccanismo che fa perdere al neonato la capacità di amare veramente e incondizionatamente.
Accade, infatti, che nel momento in cui il neonato avverte la fame e lo dichiara al mondo in modo quasi sempre chiassoso, il suo Io assume una forma più differenziata, modellandosi in modo orientato dal fatto che la sua fame viene appagata.
Ecco la prima scelta dell’oggetto d’amore, il primo frantumarsi del suo amore totale in frammenti diretti a seconda del proprio tornaconto; e, da quel momento, il suo amore più grande sarà per chi soddisfa i suoi bisogni corporali ovvero – solitamente – la madre.
Questo è nell’ordine naturale delle cose: stiamo infatti parlando di una coscienza larvata, istintiva, non ancora indirizzata coscientemente ma scaturente dallo scontro fra la realtà interna e quella esterna. Tuttavia il bimbo ha perso il vero amore: ama la madre perché lo sfama, separandola dallo sfondo, dalla totalità indistinta che prima raccoglieva tutto, in egual misura, il suo amore.
È necessario che proceda nell’analisi, che cerchi di spiegare meglio ciò che intendo dire? Non credo.
Penso che basti affermare che l’amore si frantuma sempre di più a mano a mano che l’Io del neonato si modella sotto la spinta del proprio fisico, e si atomizza addirittura allorché viene praticamente costretto a operare altre scelte dall’ambiente e dalle persone che gli stanno intorno. Scifo
Quante volte vi è stato chiesto, quando eravate bambini: «Ami di più tuo padre o tua madre, tuo nonno o tua nonna, tuo fratello o tua sorella?» mettendovi davanti a un obbligo di scelta?
E riflettete un attimo: la vostra scelta di allora è stata operata davvero in base a un impulso di amore vero o è stata dettata dal vostro egoismo del momento e in vista del vostro tornaconto più immediato?
Non avete per caso scelto chi era solito darvele più vinte, o chi più di sovente giocava con voi, o chi più di frequente vi faceva compagnia?
E ancora: quante volte, alla stessa domanda, avete risposto in modo diverso a seconda del vantaggio che una risposta diversa da situazione a situazione poteva fornirvi?
Gesù, a coloro che gli dicevano che sua madre e i suoi fratelli lo stavano cercando, rispose che non aveva madre e non aveva fratelli e la sua risposta non era sintomo, come può apparire a prima vista, di indifferenza o di disaffetto, ma era amore vero: sua madre e i suoi fratelli non possedevano giustamente titoli preferenziali per il suo amore; non poteva essere altrimenti, poiché egli amava davvero come nei primi momenti di vita del neonato, senza cioè imporre una direzione, una scelta, al suo amore.
Passiamo ora a una seconda domanda; seconda ma non per questo meno importante della precedente: state amando?
Chi tra di voi è riuscito a stabilire, a costruire un rapporto d’amore con un’altra persona certamente risponderà di sì. Noi possiamo dirgli, in questo caso, che forse è un piccolo passo in avanti rispetto ad altri, ma che non sta ancora amando davvero.
Il suo amore, infatti, è ancora orientato verso la parzialità e non verso quella totalità che è la qualità essenziale, secondo noi, perché si possa parlare davvero d’amore. Stiamo infatti cercando di parlare dell’amore vero, non di quello che, generalmente, l’uomo adulto – quell’uomo, cioè, che ha pronti tutti i mezzi per elevarsi ma che difficilmente riesce a usarli in piena coscienza – intende per amore.
Esaminiamolo un attimo l’amore dell’uomo adulto. Moti
«Amo mio marito o amo mia moglie, la mia donna o il mio uomo, il mio compagno o la mia compagna…»
Questo, di solito, è considerato amore e additato come esempio di amore vero. Ma basta considerare quel «mio» per avere già molte cose da obiettare sulla purezza e sulla verità di quell’amore, in quanto quel «mio» implica già, di per se stesso, che quell’amore non è poi così slegato dall’egoismo, ma è possessività, parzialità e gelosia. Non è quindi davvero amore, anche se può essere l’embrione dal quale spunterà poi quello che abbiamo definito come amore vero.
Come si concretizza quest’amore, diciamo «coniugale»?
Solitamente in un rapporto sessuale che, di per sé, non è amore, in quanto può non essere un annullare se stessi nell’amore stesso, dimenticando la propria esistenza, dimenticando di dimostrare a se stessi quanto si è «potenti», quanto si è «caldi», quanta «resistenza» si ha, quanta «ripresa» si possiede, quanta «fantasia» è in noi. L’atto fisico può essere una manifestazione d’amore – non un complemento, perché l’amore vero non abbisogna di complementi – ma non è l’amore, anche se vi è la tendenza a compiere un’identificazione tra atto sessuale e atto d’amore. Se così fosse, anche l’atto d’amore omosessuale, invece di provocare reazioni scandalizzate, dovrebbe fregiarsi tranquillamente dell’etichetta d’amore.
Bene, a costo di scandalizzarvi noi affermiamo con tranquillità e sicurezza che non vi è nessuno scandalo, nessun «andare contro natura» nell’omosessualità.
Come potrebbe d’altra parte qualcosa che succede all’uomo essere «contro natura»? Sarebbe illogico e cozzerebbe contro l’idea di un Dio perfetto e assoluto in ogni sua manifestazione.
Basta, per portare argomenti a favore, che voi pensiate a tutte le vostre vite precedenti. Se è vero ciò che noi e altri abbiamo sempre affermato, voi siete stati a volte maschi, a volte femmine, ed entrambe le esperienze hanno concorso a formarvi come attualmente siete: passate mascolinità e passate femminilità sono state la causa di quell’effetto che voi siete oggi.
Allora ditemi: per quale motivo scandalizzarsi o meravigliarsi o restare traumatizzati se si scopre in se stessi o negli altri delle tendenze omosessuali?
Non esiste ragione per ritenerle contro natura perché fanno parte della vostra natura e, anch’esse, possono essere una manifestazione d’amore in quanto, non dimenticatelo, l’Amore non può avere sesso… altrimenti – scandalo, scandalo! – dovreste ammettere che spesso l’amore che ritenete di nutrire per i genitori o per i figli maschera degli impulsi sessuali, cosa già affermata da certe correnti di pensiero ma non proprio ben accetta dalla massa.
O meglio: ben accetta se la teoria è rivolta agli altri, ma rifiutata come certamente assurda se rivolta a se stessi.
Per non allargare troppo il discorso e darvi spazio di discussione, lascio a voi il compito di proseguire quest’analisi.
«Potete anche aver ragione, in parte; ma io son sicuro, ad esempio, di amare davvero i miei figli, così come amo tutti i bambini in generale», potrebbe obiettare qualcuno di voi.
Se voi affermate: «Non saprò amare gli adulti, ma amo certo i bambini», per noi non c’è via di scampo: ciò è indice che non possedete l’amore vero perché, ve lo ricordiamo ancora una volta, l’amore vero non può amare per categorie o operare delle preferenze. In quanto al vostro amore per i vostri figli, quale poca cosa si dimostra solitamente a un’analisi più accurata, obiettiva e spietata!
Pensate: amate i vostri figli allo stesso modo sempre o vi sono dei momenti in cui li amate di più?
Perché, vedete, se ci sono dei momenti in cui voi li amate di più, ciò vuol dire che non li amate davvero e che la sensazione di amarli di più è relativa e nasce dal vostro Io che si sente più appagato o più esaltato, da qualcosa che hanno detto o fatto i vostri figli in quella circostanza.
Guardateli attentamente questi vostri figli: fino a una certa età avete teoricamente potere su di loro, li forgiate, consapevolmente o meno, secondo un vostro modello ideale che il più delle volte siete proprio voi stessi, cosicché non c’è niente di più vero che dire che i vostri figli sono il vostro Io, o come vorrebbe essere il vostro Io.
E dite ancora di amarli davvero? Ma se così fosse, secondo logica, anche in loro ci sarebbe amore per voi, amore vero; e invece quanti pochi casi esistono al mondo di figli che amano davvero i loro genitori, mentre quanti ne esistono di figli egoisti, indifferenti, per non dire addirittura ostili!
Non esiste specchio migliore per riconoscere il proprio intimo che l’osservare i propri figli, così come il modo migliore per conoscere l’Io di un artista, è quello di osservare le sue opere.
In quanto al vostro amore per tutti i bambini, basta che proviate a osservare il vostro comportamento con i vostri figli e con i figli degli altri. Vi sembra lo stesso? Certo no. E allora dov’è l’amore che non fa distinzione tra mio e tuo, tra simpatico e antipatico, tra bello e brutto?
«Ci state distruggendo, ci fate sentire meschini, ci umiliate, ci fate capire che siamo bugiardi, faziosi… ma insomma: ci amate o ci odiate, volete infonderci speranza o indurci alla disperazione, volete farci avanzare o farci fermare sotto l’impressione della più grande impotenza?!»
Niente di tutto questo, vogliamo solo spianarvi la strada verso il meglio di voi stessi, vogliamo incominciare a togliere da essa i primi ostacoli affinché riusciate ora a muovervi, domani a camminare, e dopodomani a correre felici e sicuri che l’amore vero è lì, dentro di voi, che aspetta solo di trovare il modo per uscire… Scifo
Il Grande Amore
Messaggio esemplificativo
Fratelli, sorelle, è abitudine dell’uomo ricercare le grandi sensazioni, tenere conto dei grandi avvenimenti, delle situazioni superlative. Eppure, anche se in apparenza non sembra così, non sono le grandi azioni, né i grandi uomini, né le grandi invenzioni quelle che hanno davvero segnato una svolta nel vivere del genere umano, ma sono le azioni piccole, gli uomini comuni, i piccoli fatti di ogni giorno, quelli che lasciano davvero un segno nell’umanità e ne influenzano in modo inavvertito ma costante l’avanzamento e l’evoluzione.
A volte vi vedo volere, vi vedo desiderare di possedere qualità eccezionali. Ma le qualità eccezionali, se non sono sorrette dalla vostra umanità interiore, che è una cosa anonima, a ben poco possono servire, a ben poco possono valere se non ad alimentare la ricerca di supremazia, a incrementare lo sciocco orgoglio di chi ama sentirsi al di sopra della media.
Molto di più vale l’umiltà, molto di più conta la semplicità, miei cari, vissuta con piena coscienza di tutto il proprio essere, senza avere vergogna del proprio scomparire nella massa, senza sentirsi in inferiorità quando vengono a mancare quelle cose superflue che definiscono l’agiatezza e il ceto sociale.
La stessa via vi vedo seguire nella vostra ricerca dell’amore. Forse che quando cercate l’amore nei vostri desideri non vi è pretesa di trovare un amore grande, immenso, unico, meraviglioso e simile a quelli che ricorrono nei miti e nelle opere d’arte di ogni epoca e paese?
Ma non vi accorgete, fratelli, non vi rendete conto, sorelle, che – immersi nella ricerca di questo immenso amore – vi lasciate sfuggire tra le dita tutte le occasioni d’amore che l’esistenza di continuo vi offre?
E cos’è quest’immenso amore che andate cercando, cos’è che lo distingue, che lo rende così appetibile? Lo sapete davvero o state soltanto seguendo un sogno chimerico e imprecisato che, probabilmente, ha il solo scopo di porvi una meta irraggiungibile al fine di non fermarvi mai un momento ad amare e ad essere amati veramente da chi vi sta accanto?
Quanti immensi e travolgenti amori sono sui libri di storia, e tutti sono crollati miseramente al primo soffio contrario di vento! Perché credetemi, fratelli, ascoltatemi, sorelle, l’amore fra gli uomini non è il sogno romantico fatto di sospiri e di baci che alimentate nelle vostre speranze, ma è fatto di mille cose, a volte scomode, a volte anche spiacevoli, ma ognuna delle quali dà il suo apporto di stabilità, di bellezza, di santità, di utilità al rapporto d’amore. E come potete sperare di poter incontrare e trattenere presso di voi il grande amore, quando non sapete e non volete scorgere e alimentare l’amore che vi sembra piccolo e lontano dall’ideale che vi siete prefissi?
Quanta confusione vedo nel vostro essere, miei cari, con quante grandi parole vi sento dipingere a colori vivaci e appariscenti l’avventura di una settimana, così simile alla facciata ben dipinta di una casa che, all’interno, è invece grigia e spoglia!
Voi parlate di grande amore e immaginate che sia fatto di mani nelle mani, di silenzi, di sensazioni, oppure lo vedete come una fiabesca avventura fatta di instancabile correre da un’esperienza all’altra, oppure ancora immaginate che esso sia perfetta intesa sessuale, continua e ininterrotta attrazione fisica, baci, carezze e moine senza fine.
Ognuno di voi ha la sua idea di come sia il grande amore, e non si rende conto quasi mai che questa sua idea è solo un riflesso dei suoi desideri, della sua mancanza di comunione con gli altri esseri, della sua repressione, delle sue inibizioni sessuali.
Mettete assieme l’idea che ognuno di voi possiede del grande amore e avrete una pallida idea di che cosa sia l’amore; quello che non ha bisogno di aggettivi supplementari per essere abbellito, perché è già tutto quello che ognuno di voi sogna e va ben oltre ai sogni che fate e che, pure, vi appaiono già così immensi e così difficili da rendere reali.
Guardateli attentamente questi vostri sogni, e vi accorgerete che, spesso, costituiscono per voi non uno stimolo, bensì un freno.Se riusciste a concepire l’idea che tutto ciò che vi circonda, dall’erba a voi stessi, fa parte di Dio; se arrivaste davvero a comprendere, non con la sola mente ma con tutti voi stessi, che Dio è Amore, arrivereste a comprendere anche che state sbagliando nel voler delimitare, in qualsiasi modo, la vostra concezione dell’amore. Accade, invece, che voi vogliate un certo tipo di amore, e che lo desideriate da una particolare persona, e che soffriate quando il vostro desiderio non viene soddisfatto esattamente nel modo in cui voi vorreste che lo fosse e siete pronti a tramutare la vostra aspettativa inappagata in rancore – se non addirittura odio – alla più piccola contrarietà.
Oh, miei cari, quante volte chiudete gli occhi all’amore e ve lo lasciate passare sopra senza che esso riesca a lasciare un segno su di voi, chiusi nella vostra idea fissa che vi rende indifferenti e che vi fa trascurare ciò che già potreste possedere, e che tanto vi potrebbe dare, solo che voi lo voleste! Perché, rendetevene conto, trovatene la certezza in voi: l’amore vi circonda ed è pronto ad entrare in voi solo che voi vogliate accoglierlo, senza ergervi davanti barriere fatte di sogni fuorvianti.
E se non sapete trovare l’amore nella natura che vi circonda, se non sapete scorgere l’amore nelle piccole creature che generate, se non sapete vedere che l’amore può, sì, essere trovato nell’avventura e nella sessualità, ma che è anche nell’amicizia, nel rapporto con gli altri e in quello che avete con voi stessi, se non riuscite a scoprirlo nelle piccole cose, come potete aspirare e ambire di trovare, scoprire e catturare il Grande Amore?
Perché il Grande Amore non è fatto solo di grandi cose, ma contiene anche una miriade di cose piccole, eppure tutte importanti e necessarie, così come contiene sia l’intesa che il contrasto, almeno fino a quando non riuscirete a raggiungere l’amore che tutto rende sacro perché è il Tutto stesso.
Solo allora incontrerete il Grande Amore, ed esso si rivelerà appagante in modo totale, soddisfacente sino in fondo; e non avrà importanza da chi sarà dato e in che forma, perché riuscirete a sentirlo non nella sua espressione ma nella sua intenzione.
Fratelli, sorelle, riconoscete l’Amore ed Egli si fermerà accanto a voi. Accettatelo senza volerlo modificare e sarà Lui che vi trasformerà. Abbandonatevi a Lui e Lui mai vi abbandonerà. Scioglietevi in Lui e Lui vi riplasmerà, rendendovi così come mai, neanche nei vostri sogni più arditi, avete mai sperato di poter essere. Viola
Dal volume del Cerchio Ifior, Dall’Uno all’Uno, Volume secondo, parte prima, pagg. 31-39, Edizione privata
Indice del Dizionario del Cerchio Ifior