Passiamo vite nella morsa che ci stringe tra controllo e preoccupazione.
Cerchiamo di controllare e preordinare il flusso degli eventi; ci preoccupiamo della nostra salute, dei nostri figli, dei nostri partner.
Nelle nostre vite c’è un deficit di fiducia e un eccesso di pretesa: coltivare la fiducia significa riporre la pretesa.
Forse qualche mente adesso pensa che io voglia sostenere l’abbandono al fatalismo, al destino, alla volontà di Dio convenzionalmente e popolarmente intesa.
Esiste una volontà generale di Dio che si esercita nell’uomo, e questo non può essere altrimenti essendo l’umano espressione del sentire divino, ma non esiste il Dio altro da sé che crea e determina i dettagli del nostro quotidiano.
fiducia
La natura della fiducia
Nel commento al post La pace dopo il cambiamento, Sandra si preoccupa di mitigare la mia tendenza a porre l’accento sugli aspetti più scarni del cammino: fa bene. Come vedete, quasi mai sottolineo le gratificazioni della via perché, semplicemente, non ritengo che questo sia un mio compito: se siete in cammino, sapete che questo è un processo con i giorni di sole e quelli di pioggia, dove l’esperienza del sole è protetta dalla giusta riservatezza e quella della pioggia è utilizzata per discernere il cammino una volta che la si è compresa.
La nostra malattia vera
«Perciò vi dico: non siate in ansia per la vostra vita, di che cosa mangerete o di che cosa berrete; né per il vostro corpo, di che vi vestirete. Non è la vita più del nutrimento, e il corpo più del vestito? 26 Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, non mietono, non raccolgono in granai, e il Padre vostro celeste li nutre. Non valete voi molto più di loro? 27 E chi di voi può con la sua preoccupazione aggiungere un’ora sola alla durata della sua vita? 28 E perché siete così ansiosi per il vestire? Osservate come crescono i gigli della campagna: essi non faticano e non filano; 29 eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, fu vestito come uno di loro. 30 Ora se Dio veste in questa maniera l’erba dei campi che oggi è, e domani è gettata nel forno, non farà molto di più per voi, o gente di poca fede? 31 Non siate dunque in ansia, dicendo: “Che mangeremo? Che berremo? Di che ci vestiremo?” 32 Perché sono i pagani che ricercano tutte queste cose; ma il Padre vostro celeste sa che avete bisogno di tutte queste cose.33 Cercate prima il regno e la giustizia di Dio, e tutte queste cose vi saranno date in più. 34 Non siate dunque in ansia per il domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. Basta a ciascun giorno il suo affanno. Matteo 6,25-34
I figli non ci sono dovuti
“Ma una cosa deve essere chiara, più di ogni altra: ovunque ci sia una regolamentazione ci sono anche diritti per tutti, per le donne che come atto d’amore offrono un riparo temporaneo al figlio di chi non può “naturalmente” averne, e per i bambini che nascono da questi atti d’amore.
Eh sì, perché non si tratta di sfruttamento e di infelicità, ma di struggenti atti d’amore e di incredibile altruismo che tolgono il fiato e riempiono gli occhi di lacrime.” Questo dice Roberto Saviano sull’ultimo numero dell’Espresso (6/2016) in merito alla maternità surrogata.
Ci sono casi in cui una madre può vivere una gravidanza e poi deliberatamente fare dono della creatura che è cresciuta con lei: può accadere all’interno di rapporti molto profondi tra persone coinvolte in una relazione davvero speciale e davvero illuminata dall’amore e dalla gratuità.
Non difendere e fiducia
Dice Natascia: L’accettazione dei propri limiti, il non voler difendere la propria immagine porta ad una grande libertà. A volte sento che non c’è più neanche un immagine da difendere. Questo però non di rado mi fa sentire disorientata, confusa. Sarà che quell’accettazione non è senza riserve!
Non rimanere abbarbicati alla palizzata del fortino.
Non sapere nemmeno se c’è più un fortino da difendere da qualcuno là fuori, unito alla consapevolezza che tutta la visione del reale è soggettiva, che il film di ciascuno è personale conduce semplicemente all’esperienza del non difendere.
Cos’è il non difendere?
Avere la chiara cognizione che non esiste il nemico, né il pericolo, ma solo la possibilità.
Vedere l’altro come colui che svela le nostre paure e ci permette di affrontare il non compreso.
Essere consapevoli di una direzione esistenziale fondata sulla disponibilità ad affrontare la vita e a farsi modellare da essa.
La meditazione senza scopo
Questa riflessione parte da un commento al post sulla meditazione quotidiana.
Quando si inizia a praticare la meditazione esiste sempre uno scopo, un obbiettivo. Dire che questo è nell’ordine delle cose: un bambino desidera divenire grande; un operaio fare lavori più creativi e gratificanti.
Un ricercatore dell’interiore desidera migliorare se stesso, cambiare, magari scomparire ma, comunque, desidera.
La tradizione e la fiducia nel cammino spirituale
Ho letto con interesse questa intervista a Raphael. Ho anche evidenziato delle parti: quelle in cui c’è piena condivisione di sguardo; quelle dove c’è perplessità e infine quelle che mi sono sembrate approssimative.
Ad esempio, trovo approssimativo quello che, in genere, dice in merito al cristianesimo.
Raphael riconosce una funzione insostituibile alla tradizione nella via spirituale: solo conoscendo l’esperienza degli altri sedimentata nel tempo, puoi sapere dove sei ora, dove è l’altro a cui magari ti affidi.
Star Wars e la fede-fiducia
Ho letto questo articolo di Mauro Leonardi sull’Huffington Post. L’autore si rammarica che la fede cristiana non abbia lo stesso entusiasmo, la stessa adesione propria dei seguaci della saga di Star Wars.
A me sembra che il cammino della fede-fiducia sia qualcosa di molto diverso e più complesso della adesione emotiva, affettiva, cognitiva ad una serie cinematografica e ai suoi valori: conduce infatti a misurarsi con se stessi, con i propri limiti ed egoismi, con le paure, le resistenze e le reticenze.
Il necessario a ciascuno
Matteo 6:25 «Perciò vi dico: non siate in ansia per la vostra vita, di che cosa mangerete o di che cosa berrete; né per il vostro corpo, di che vi vestirete. Non è la vita più del nutrimento, e il corpo più del vestito? 26 Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, non mietono, non raccolgono in granai, e il Padre vostro celeste li nutre. Non valete voi molto più di loro? 27 E chi di voi può con la sua preoccupazione aggiungere un’ora sola alla durata della sua vita?