Lo sguardo equanime

Nei giorni scorsi mi sono trovata nell’orbita di una persona impietosamente ingabbiata nell’individualismo.
Impigliata in una descrizione identitaria prepotente, schiacciante, aggrappata alle cose, arida, sfiduciata, fragilissima, ciecamente opportunista.

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Dimenticarsi di sé

Quando esci dalla stazione di Cadorna, salendo le scale sulla sinistra c’è una rientranza dalla quale viene un intenso odore di orina.
Quel’odore è la chiave: parla di vita, di attese, di giocattoli in vendita, di precarietà.

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Il gesto, l’altro

E’ ancora notte quando l’operaio entra nella sua officina e si mette al suo banco.
Ha una morsa, una lima e un pezzo di ferro su cui lavora da sempre.
Il suo lavoro non consiste nel dare una forma al ferro, ma nel compiere il gesto del limare in modo che lui, la lima, la morsa e il ferro vibrino assieme di un’unica nota. 

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Specchiarsi in un gesto

Una donna ha fatto un gesto.
Non importa quale.
In quello che ho visto, nella scena per me,
c’era un gesto che corrispondeva alla priorità di affermare sé.

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Fermati

Attraverso un parco milanese per raggiungere la casa di un’amica.
Un’ora di strada.
Ho deciso di andare a piedi perché dopo il temporale ritrovo l’odore della terra bagnata e delle foglie.

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Dove le cellette non sono mai pentagonali

La lezione di yoga del mercoledì mattina è dedicata a un gruppo di persone che provengono da diversi CDD (centri diurni per disabili).
Il disordine pare sia nella loro mente e, di riflesso, nelle emozioni e nel corpo.
Alla fine della lezione ci si ritrova nello spogliatoio.

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Hai visto la vita?

Quasi trent’anni fa abbiamo scelto in contemporanea lo stesso dolcetto al bar di fronte all’Università Statale e ci siamo conosciute dividendolo. Da quel momento apparteniamo alla stessa officina, in quella prossimità talvolta scomoda dei compagni di vita, nella saldezza modulata dei rari rapporti destinati a durare.

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Lo scacco della mente

Prendo spunto da una allegra battuta di Maria riferita ad un fatto tecnico: ” Questa cosa mi annoda il cervello!” e guardo la difficoltà comune a misurarci con quanto non ci stabilizza, non ci conferma, ma ci ingarbuglia o ci smentisce o, semplicemente, ci spiazza.

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