Se dovessi fermarmi all’espressione di André Louf riportata da Enzo Bianchi: “Dio ama il peccatore perché in lui può dispensare la sua grazia e mostrare l’ampiezza del suo amore misericordioso. Le virtù, infatti, imbarazzano il Signore se non sono frutto della sua grazia!”, nulla comprenderei di quest’uomo e mi impedirei di cogliere la profondità del suo indagare, limitandomi a cozzare contro la forma del paradigma da lui usato così lontano da me.
Tutto ciò che l’umano proferisce sorge da un qualche modello interpretativo di sé e del mondo: ciò che Louf afferma ha le radici nel paradigma cristiano,
monaco
La Via del monaco e la Comunità monastica diffusa, testi
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Data | Titolo | Sommario | Vdm | Cmd | Pass |
31.07.2017 | La via nel silenzio e nella discrezione | L’inizio della riflessione. La ricerca dell’unità, di Dio si direbbe in altri ambienti, è la direzione e l’orizzonte del ricercatore, del monaco: colui/colei che nella solitudine della responsabilità della propria vita, cerca l’unità nell’Assoluto. | x | ||
15.08.2017 | Le basi di un nuovo monachesimo. Quasi un manifesto | Il monaco incarna il cammino della conoscenza, della consapevolezza e della comprensione là dove risiede, dove sono i suoi affetti e le sue occupazioni: vive in comunità se può e se vuole; vive in solitudine, se lo desidera ed è necessario al suo incedere; sperimenta la famiglia, il lavoro e il mondo se a quello si sente chiamato. | x | ||
25.08.2017 | Un nuovo monachesimo per i senza religione | Non ci interessa nemmeno produrre una sintesi, un linguaggio sincretico frutto delle molte vie spirituali, anzi lo evitiamo con la massima cura; ci rimane l’unica via possibile: – osservare la nostra esperienza nel duale e nell’unità; – imparare, volta per volta, ad esprimerla, a comunicarla, a decodificarla sul piano della mente, rivestendola di emozione, facendola divenire veicolo di un sentire che s’impone e che guida il processo con forza, con determinazione, con autorità, a volte con “violenza”. | x | ||
26.08.2017 | Abitare il deserto interiore come la migliore delle case | Proseguo il ragionare iniziato nel post “Un nuovo monachesimo per i senza religione”. | x | ||
21.09.2017 | La dedizione radicale del monaco alla via di unificazione | La dedizione radicale chiede una ecologia radicale. Se il centro dell’esistenza del monaco è l’ascolto di quella nota che lo costituisce, lo unifica e lo rende non-differenziato, allora egli coltiverà quell’ascolto in ogni atto, in ogni situazione, in ogni tempo. Non è il mondo il problema del monaco, l’identificazione è il suo problema. | x | ||
26.09.2017 | La “Via del monaco” nel Sentiero contemplativo | La Via del monaco in 12 punti. L’elaborato di base con il dettaglio della disposizione del monaco. | x | ||
3.10.2017 | La priorità della via interiore per il monaco | Questo scritto integra e completa quanto espresso in: “La Via del monaco nel Sentiero contemplativo”. | x | ||
8.10.2017 | Sul vincolo di responsabilità | Ciò che comporta l’adesione alla Via del monaco e alla Comunità monastica diffusa | x | x | si |
13.10.2017 | La comunità monastica diffusa | L’elaborato di base della Comunità monastica diffusa. | x | si | |
10.2017 | Adesione alla Via del monaco e alla Comunità monastica diffusa | Le condizioni per aderire alla Via del monaco e alla Comunità monastica diffusa. | x | x | si |
8.12.2017 | Sostenersi reciprocamente nella conoscenza/consapevolezza | L’importanza del sostegno reciproco in famiglia e nella comunità | x | ||
10.12.2017 | La fiducia e il cammino quotidiano di unificazione | La fiducia è la nostra maestra e la nostra custode, ogni giorno, ad ogni ora il monaco – colui che realizza l’unità interiore consapevolmente – incessantemente torna ad essa e su di essa si fonda. | x | ||
12.12.2017 | La differenza tra il ringraziare e l’essere quel grazie | Oltre la visione duale che vede il Creatore e la sua creatura in relazione, c’è l’esperienza unitaria dove la creatura si sperimenta interna e mai separata dalla sua origine e sostanza. | x | ||
13.12.2017 | Educare l’Io e la mente al pensiero unitario | x | |||
19.12.17 | Officina, Assemblea dei monaci, Intensivi nella Via del monaco | Struttura e natura delle varie situazioni formative e comunitarie | x | x | |
27.04.18 | La Via del monaco nel quotidiano | Indicazioni per praticare la Via del monaco nel quotidiano | x | x | |
05.05.18 | Essere e divenire, eremo e cenobio | x | x |
La priorità della via interiore per il monaco
Luca 14,26-27 26 «Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e persino la sua propria vita, non può essere mio discepolo. 27 E chi non porta la sua croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
Difficile dare una interpretazione univoca di queste parole del Cristo, molte sono le interpretazioni possibili ed immagino che diverse di esse siano legittime.
Nella lettura che darò qui, l’odio per il padre, la madre, i figli, i fratelli e la propria stessa vita è interpretato come la loro subalternità a ciò che è centrale nella vita del discepolo, ovvero la sequela del maestro e dunque della via interiore, perché mi sembra chiaro che, in questa visione, maestro e via coincidano.
La “via del monaco” nel Sentiero contemplativo
La Via del monaco e la Comunità monastica diffusa in formato stampabile.
Per un quarto di secolo il Sentiero ha cercato di essere uno strumento per chi volesse andare incontro a se stesso nella pratica della conoscenza, della consapevolezza, della comprensione.
Dagli inizi del 2016 il Sentiero ha cessato di essere un riferimento per i ricercatori dell’interiore in genere e si è dedicato all’approfondimento della via interiore con quelle persone che nel tempo erano rimaste dedite al suo paradigma e alla sua pratica.
Dopo quasi due anni di approfondimenti, di verifiche, di macerazioni e di chiarificazioni interiori dei suoi membri, oggi il Sentiero è pronto per assumere la forma che fin dall’inizio perseguiva: divenire la via del monaco,
La dedizione radicale del monaco alla via di unificazione
Un monaco – colui che ricerca e realizza in sé l’unità – non è un lavoratore dell’interiore, la sua dedizione non è a tempo e non va in ferie dalla sua disposizione interiore.
Un monaco è monaco sempre, ad ogni respiro e finché respiro c’è, fino a quando è attraversato da quella corrente che soffia dalla sua radice.
Certo, può smarrire quella connessione di fondo, e può ritrovarla in un ritmo che lo incalza a stabilizzarsi; come può perderla, definitivamente.
Ad ogni respiro dunque l’archetipo lo crea e lo costituisce come colui-che-si-forma-nell’Uno, nell’indifferenziato Essere.
Abitare il deserto interiore come la migliore delle case
Proseguo il ragionare iniziato nel post Un nuovo monachesimo per i senza religione.
Esiste un monaco senza casa, senza appartenenza, senza adesione, senza riti, senza miti, senza santi, senza consolazioni, senza ricerca, senza ascesi.
Esiste un monaco che risiede nella vita come la rena sulla battigia e come questa si fa lavorare dal ritmo del mare, dallo scorrere della vita tra divenire ed eternità.
Esiste un monaco che intenzionalmente non vuole andare da nessuna parte, che non ha alcun regno da realizzare, alcuna illuminazione da conseguire.
Esiste un monaco piegato al quotidiano che è apprendimento ineluttabile e contemplazione scelta, coltivata, facilitata, lasciata accadere, accolta.
Esiste un monaco che abita uno spazio sconfinato, libero dalle cianfrusaglie, che non ha scopo se non il vivere in quella duplice disposizione
Un nuovo monachesimo per i senza religione
“Per parlare a Dio non c’è altro da fare che leggere, ascoltare, ruminare e poi ridire a Dio tutto ciò che Lui ci ha detto, dopo aver trasfuso in quelle parole tutto il pensiero, tutto l’amore e tutta la vita. La parola di Dio diventa così il luogo e il mezzo dell’incontro con Lui. ” (M. Magrassi, La preghiera a Cluny e a Citeaux, pag. 640, in La preghiera nella bibbia e nella tradizione patristica e monastica, ed. Paoline)
Da Dio a Dio attraverso l’umano che risuona come uno strumento, questo è il percorso interno alla preghiera cristiana.
E in noi che non frequentiamo quella modalità, ma solo la contemplazione del reale?
Il tempo necessario per contemplare il reale
Ho avuto bisogno di tempo, di molto tempo, di una vita intera da dedicare all’osservazione, all’ascolto, allo stare.
Non avrei potuto vivere diversamente da come ho vissuto e da come vivo: il tempo altro non è che la possibilità di guardare nell’abisso.
Una possibilità che si ripete, che viene offerta ogni giorno, ad ogni ora.
Ho avuto bisogno che il mondo non vorticasse, che la mia mente fosse vuota il più possibile affinché potesse affluire il ciò-che-è.
Non essendo prigioniero del tempo imposto, non dovendo sottostare ai bisogni miei, ho potuto dedicare la grande parte delle energie alla contemplazione del reale, di ciò-che-è, di ciò-che-viene-senza-scopo.