Dice Sandra commentando il post Rimanere, senza fine, in ascolto del sentire: C’è un punto in cui non ti fidi più del recitato della mente ma il sentire non fluisce ancora bene, credo sia il deserto o qualcosa di simile, comunque un passaggio che per molti viaggiatori arriva.
Una terra di nessuno. Ma non è una fase, una stagione, è uno stato costitutivo pressoché permanente. Mi spiego.
Quando l’identificazione molla la presa e viene erosa dalla pratica della conoscenza, della consapevolezza, della disidentificazione e della disconnessione, si viene a creare una disposizione interiore nuova e costitutiva di un nuovo equilibrio e di un nuovo ordine.
Questo nuovo equilibrio è caratterizzato da:
– il ridimensionamento della spinta egocentrica;
sentire
Rimanere, senza fine, in ascolto del sentire
Da Meditazioni quotidiane di oggi, 11 maggio:
Ma, figlio mio, figlia mia, figli miei, non vi dimenticate
che non è la vostra mente, non sono i concetti della filosofia
che attraversano le vostre teste quello che guida la vostra esistenza;
ciò che guida la vostra esistenza è ciò che è nella vostra coscienza,
e ciò che è nella vostra coscienza va al di là dei concetti filosofici;
quindi non accadrà mai che voi vediate un vostro fratello che sta piangendo
e che quel pianto, malgrado qualunque filosofia possa essere arrivata
alle vostre orecchie, alle vostre menti, malgrado essa, che voi non piangiate
o non reagiate alla sofferenza di chi vi sta accanto.
La gratitudine per ogni fatto ed ogni situazione
Dice Nadia commentando il post Niente più dell’ordinario ci interroga e ci insegna: A volte ho l’impressione che ciò che sto vivendo sia una grande concessione, un regalo, un dono troppo grande per me. Non riesco sempre a riportarmi sulla questione che ciò che sto vivendo sia invece generato dalla mia coscienza e niente altro che il mio pane quotidiano.
1- Dal divenire sorge l’esperienza dell’imparare, del comprendere.
Questo è il pane quotidiano: nel divenire siamo e nel divenire viviamo la trasformazione da un sentire limitato ad uno più vasto e, se non viviamo pienamente e intensamente, trasciniamo i processi e con essi il dolore, o la fatica che si portano appresso.
Vivere pienamente e intensamente, questa è un’espressione molto equivocata dalle identità che ritengono significhi vivere con un alto tasso di eccitazione mentale ed emozionale.
Non è così: l’eccitazione è figlia dell’identificazione e madre di altra eccitazione e non produce nulla che abbia sostanza nel tempo, è l’effimero per antonomasia.
Identificazione, disconnessione, controllo, fiducia
Dice Roberta G. commentando il post La fede/fiducia, la responsabilità, il cambiamento: Personalmente vivo questa apertura di fede/fiducia quando rimango in una situazione, in ciò che c’è, fermandomi e ascoltando/osservando, anche se la mia mente desidera fortemente andare/essere altrove.
In questi casi mi ricordo che “ciò che c’è” è la cosa più importante che posso vivere e che può insegnarmi…
Penso, cioè, che il cercare di stare in “ciò che c’è” presuppone l’abbandono del controllo e un atteggiamento di fede/fiducia.
1- Osservare ed ascoltare e stare anche se la mente/emozione desidera identificarsi con qualcosa.
L’oscillazione tra sentire e mente e la relatività del limite
Dice Marco commentando il post Quando comprenderemo che la fiducia è la chiave di volta:
“La chiave è la fiducia, perché l’Amore è. E’ come il sole che nei giorni bui sembra che non c’è, ma sono i nostri occhi che non riescono a veder”. E’ una parte del ritornello di una canzone che abbiamo scritto a scuola per un concorso.
Il senso è chiaro: c’è la visione limitata, condizionata dalla mente, e quella più ampia del sentire, che sa vedere oltre il buio apparente. Sono i poli in mezzo ai quali mi muovo.
C’è un’evoluzione in questo oscillare dall’uno all’altro polo? Si può rispondere a questa domanda senza essere condizionati dall’oscillazione stessa? A seconda di dove mi trovo, le risposte sono diverse. Mi verrebbe quasi da dire che maggiore è l’ampiezza di visione che mi si dischiude quando sono da una parte, maggiore il buio quando sono dall’altra. Ma forse sto esagerando. (Evidenziazione del redattore)
Noi risorgiamo dal buio dell’ignoranza alla luce della comprensione
Di cosa parla la morte di Gesù figlio di Giuseppe?
Di una vita realizzata ed offerta.
Non è stato il primo, né l’ultimo tra i tanti che hanno offerto agli altri non solo la propria esistenza, ma anche la propria morte.
Quanti sono morti in virtù del compreso e delle loro azioni e quel loro morire è stato un condursi fino in fondo mettendo vita e morte nelle mani del loro prossimo affinché il messaggio fosse completo?
Chi vive comprendendo consapevolmente, non vive mai per sé.
Chi comprende non distingue tra vita e morte, non li considera opposti: un solo respiro lega i due, si muore come si è vissuti.
L’essere pronti, la meditazione, l’errore e il giusto relativo
Se il coniglio si fermasse a chiedersi perché l’aquila
che sta volteggiando sopra di lui lo spaventa,
la sua vita sarebbe lunga come un battito d’ali.
Se l’uomo si fermasse a chiedersi perché sta piangendo o sta ridendo,
fermerebbe le sue lacrime o interromperebbe la propria risata
e avrebbe perso l’occasione per ridere o piangere fino in fondo.
La struttura dell’esistenza dà al coniglio la paura per arrivare
a non essere più un coniglio
e all’uomo il pianto o il riso per arrivare alla fine
del suo essere uomo.
L’infinita profondità dei fatti
Dal vangelo di Tommaso : 5. Gesù disse: – Conosci ciò che ti sta davanti, e ciò che ti è nascosto ti verrà rivelato; poiché non vi è nulla di nascosto che non venga un giorno rivelato¹.
1- Clemente Alessandrino insegnava che il primo grado della conoscenza è ammirare le cose che abbiamo davanti Stromata 2, 45 e nelle Kephalaia manichee leggiamo: «Il Salvatore ha detto ai suoi discepoli: “Conoscete quanto si trova davanti alla vostra faccia e vi sarà rivelato ciò che vi è nascosto”» Anche Pap. Oss., 654, riprende il testo nei seguenti termini: «Gesù dice: “Tutto ciò che non è davanti ai tuoi occhi e quanto ti è occulto ti sarà rivelato. Non c’è, infatti, cosa celata che non divenga manifesta, né cosa sepolta che non venga risuscitata”».
Traduzione e commento M. Craveri, I vangeli apocrifi, Einaudi.
La contemplazione del Dio vivente e la conoscenza di sé
1- Appunti dopo la riflessione contenuta nel post Alcune parole su questo pontificato.
Dal vangelo di Tommaso (il testo integrale):
2. Gesù disse: Colui che cerca non cessi di cercare, finché non trova e quando troverà sarà commosso, e quando sarà stato commosso contemplerà e regnerà sul Tutto.
3. Gesù disse: Coloro che vi guidano vi dicono: “Ecco! Il Regno è nel cielo”, allora gli uccelli del cielo vi saranno prima di voi. Se essi dicono: “Il Regno è nel mare”, allora i pesci vi saranno prima di voi. Ma il Regno è dentro di voi ed è fuori di voi. Quando conoscerete voi stessi, sarete conosciuti e saprete che siete figli del Padre Vivente. Ma se non conoscerete voi stessi, allora sarete nella privazione e sarete voi stessi privazione.
(Marcello Craveri, I vangeli apocrifi, Einaudi, pag. 484)